L’origine del nome del vino Pallagrello non è certa. Secondo alcune fonti il suo nome trarrebbe origine dal cosiddetto “pagliarello” una stuoia di paglia ove si poneva ad appassire l’uva; secondo altre fonti lo stesso deriverebbe da “pallarello” con cui, nel dialetto casertano, ci si riferiva alla forma rotonda degli acini del grappolo d’uva.

Ciò che è certo è che si trattava di un vino pregiato all’epoca dei Borboni, era prodotto dalla famiglia reale in grandi quantità ed era offerto solo ai suoi ospiti più importanti.
Proprio per queste ragioni è passato alla storia come il vino dei Borboni anche se all’epoca era conosciuto con il nome di Piedimonte. Veniva coltivato nella cd: “Vigna del Ventaglio” situata tra San Silvestro ed il Belvedere e chiamata così perché la sua forma ricordava quella di un ventaglio essendo un semicerchio composto da dieci raggi.
Ad ognuno di essi corrispondeva un tipo di vitigno ed al Piedimonte erano riservati due raggi, uno per il bianco ed uno per il rosso. A seguito di questo periodo di grande splendore, sono purtroppo seguiti anni bui per questo pregiato vitigno. Per lunghi decenni questo vino è caduto nel dimenticatoio enologico rischiando addirittura l’estinzione. Solo nel corso degli ultimi due decenni si è avuta una sua importante riscoperta che ha portato a valorizzarlo e a farlo conoscere in tutta Italia. Il Pallagrello è un vino autoctono dell’alto casertano, lo troviamo sia a bacca bianca che a bacca nera. In questo articolo ci soffermeremo a parlare della varietà a bacca bianca che negli anni passati è stata spesso sottovalutata rimanendo per decenni all’ombra di più note qualità di vino finendo per essere utilizzata, a lungo, come uva da taglio fino a quando le sue proprietà e le sue qualità sono venute alla luce e sono state riscoperte da alcuni cultori del vino casertani.
Il pallagrello bianco si abbina ai piatti a base di pesce dal sapore delicato. Per quanto riguarda la tecnica di vinificazione del pallagrello bianco si caratterizza per una pigiatura soffice, pressatura dei grappoli interi, illimpidimento statico a freddo, fermentazione con lieviti specifici selezionati, condotta a temperature controllate. Ha un colore giallo cristallino, al primo impatto spicca il sapore intenso del cachi e frutto della passione. Il sapore è asciutto, armonico con lieve retrogusto di frutti gialli. Oggi questo “regale” vitigno sta vivendo anni di grande splendore e di rinascita grazie alle aziende locali che lo hanno riscoperto. Prima fra tutte la Tenuta Di Costanzo che crede fermamente nelle qualità eccellenti di questo vino e da sempre ne sostiene la riscoperta e la valorizzazione.

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