Delle origini del nome pallagrello abbiamo ampiamente parlato nel precedente articolo pubblicato sul nostro blog, dedicato interamente al pallagrello a bacca bianca, che vi invitiamo a leggere se non lo avete ancora fatto. Nello stesso abbiamo anche sottolineato come questa qualità di vino, nella sua varietà bianca, fosse rimasta per anni all’ombra di più note qualità di vino.

Solo negli ultimi due decenni si è avuta la giusta rivalutazione di questo pregiato vino campano che ha iniziato la sua ascesa nel panorama enologico nazionale grazie ai numerosi studi condotti in materia che ne hanno fatto conoscere meglio le origini e le caratteristiche organolettiche. Gli acini si caratterizzano per una forma sferica, tondeggiante e per un colore blu-nero. Per quanto riguarda la tecnica di vinificazione del pallagrello nero si caratterizza per una pigiatura soffice, per la pressatura dei grappoli interi, illimpidimento statico a freddo, fermentazione con lieviti specifici selezionati, condotta a temperature controllate. Il pallagrello nero si caratterizza per un colore rosso rubino brillante, si abbina in maniera eccellente agli arrosti, alle carni rosse come il maialino nero casertano ma anche ai latticini come i formaggi stagionati e la mozzarella di bufala DOP campana. Presso la Tenuta Di Costanzo diamo grande risalto a questa pregiata qualità di vino sia nella sua varietà bianca che nera ritenendo di fondamentale importanza valorizzare i vitigni autoctoni del nostro territorio. Grazie ai nostri sforzi ed a quelli di tutti i produttori locali siamo riusciti a dare l’input decisivo per la rinascita enologica non solo di questo pregiato vino autoctono casertano, ma anche di tutti i vini campani, a parer nostro, ancora troppo poco valorizzati e soprattutto poco conosciuti dagli estimatori enologici che, se solo avessero la possibilità di assaggiare questa varietà deliziosa di vino, dal sapore unico, deciso e che difficilmente si riscontra in altri vitigni, ne resterebbero incantati e non riuscirebbero più a farne a meno.

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